Trent’anni dell’Associazione

Trent’anni passati in un volo perché soltanto i minuti, quando si è in attesa di qualcuno, sono eterni. Io me li ricordo, quegli anni Settanta, belli perché mi sentivo ancora giovane; perché arrivava il primo personal computer di Steven Jobs e Stephen Wozniak; perché Gustavo Thoeni si aggiudicava più volte la Coppa del mondo di sci; perché il Papa giunto dall’Est nel 1978 riproponeva la centralità dei diritti e della dignità di ogni uomo; perché la televisione nel 1977 abbandonava il bianco e nero e ripartiva a colori. Brutti per i fatti recenti d’Ungheria; per la guerra del Kippur; per il terrorismo, il rapimento e l’omicidio di Moro; per lo scandalo Watergate; per il terremoto “anti Giotto” di Assisi, per la morte di De Chirico.

Ho accennato, nel bene e nel male, soltanto a pochi fatti per dare un’idea veloce e certamente incompleta del periodo nel quale era immersa anche la nostra Varese. Ma è chiaro che il discorso mio sul nostro Capoluogo si limita a riportare il “clima” culturale, più che altro artistico, locale che certamente contribuì alla nascita dell’Associazione dei “Liberi Artisti” nel 1977. Scriveva Piero Chiara su “La Fiera Letteraria” del 20 maggio 1973: «La cultura a Varese non ha mai avuto particolare importanza. Si direbbe che la partecipazione alle attività intellettuali incominci solo a Gallarate e a Busto Arsizio per camminare poi verso Milano e il resto d’Italia». Parole forse di eccessiva durezza, riportate anche da “Il Giornale” del 23 agosto 1976. Per stare nel campo dell’arte, è vero che Gallarate con il suo Premio, nato nel 1950 e tuttora vivo, ha il diritto ancor oggi di essere considerata prima in classifica per l’incremento dato alle arti visive, pittura e scultura in particolare; ed è anche vero che tra poco, certamente nel 2008, la Civica Galleria d’Arte Moderna avrà una sede nuova ed eccezionale, degna delle opere lì conservate. È vero anche che pure Busto Arsizio con le sue parecchie gallerie d’arte contribuì alla divulgazione del prodotto artistico, prodromo dell’insediamento di quel Palabandera, nato negli anni Ottanta (per intervento privato di un uomo illuminato e illuminante) attualmente degno di elogio per l’attività che svolge.

In effetti, a Varese, dalla metà degli anni Sessanta, il “Circolo degli Artisti” era in stallo; riuscì alla fine del 1976, alla Badia di Ganna, ad allestire la mostra d’omaggio a Giuseppe Montanari, quasi un atto di volontà di ripresa in nome del grande scomparso, e il 1977 poteva e doveva essere l’anno della decisione risolutiva. D’altro canto, in Varese, operavano diverse gallerie d’arte private: Ghiggini, Bluart Arte Contemporanea, della Piazza, Ilaria, Internazionale, Bilancia cui si unirono, anche se per breve tempo, quelle di due personaggi importanti: Luciano Gallina e Gian Franco Maffina, entrambi critici e storici. Del primo, oltre alla normale attività giornalistica, ricordo l’approfondita monografia su Angelo Frattini del 1980 e l’importante ricerca fatta su Benigno Bossi (Arcisate 1727 – Parma 1800 ca.), ritenuto il maggior incisore lombardo del Settecento, ricerca culminata con la pubblicazione del volume “La Gente di Benigno Bossi” all’inizio del 1982; inoltre, qualche anno dopo, in coppia con Silvano Sandini, pubblicava il volume “Terraglie di Laveno”; poi “Varese dimentica”, “Le case alla deriva”, “Per una storia dei trasporti a Varese”, “I testoni di Livorno”, eccetera. Voglio inoltre aggiungere qualche riga della sua biografia scritta da lui stesso nel 1980: «Giornalista, narratore, poeta, pittore, studioso di arte antica e moderna (in breve un grosso peccatore). Vive a Varese da più di trent’anni (ma chi glielo ha fatto fare!) curando molte pubblicazioni delle quali deve rendere conto al Supremo Giudice». Ciao, Luciano, ti ricordo con tanta simpatia!

Del secondo, giunto a Varese nel 1964, devo ricordare le mostre allestite dalla fine degli anni Sessanta, con coraggio, al Chiostro di Voltorre, al tempo in stato d’abbandono: Aldo Ambrosini, Angelo Giuseppe Bertolio, Afro (A. Basaldella), Floriano Bodini, Mattia Moreni. Gli fu utile in tale impresa la collaborazione di Paolo Zanzi e Silvio Maticchio. Segnalo, inoltre, di Maffina il volume “Caro Pratella” dell’inizio del 1971, “Arte nel tempo” (chiese, palazzi e monumenti di Varese e Provincia) del 1973, “L’opera grafica di Luigi Russolo” del 1977, “Russolo e l’arte dei rumori” del 1978. Mi fa piacere riportare qui qualche stralcio di un lungo articolo di Walter Guerra a lui dedicato e pubblicato su “Il Giornale” del 19 aprile 1977: «Nello squallido panorama offertoci dalla critica d’arte internazionale emerge, nella sua eccezionalità, il favoloso impegno di G.F.M. (Gian Franco Maffina), prestigioso critico del giornale varesino La Prealpina. […] A sua gloria rimane nella nostra città il ricordo delle strade e dei marciapiedi del centro storico ornati di meravigliosi lavori eseguiti da ben trentacinque famosi artisti varesini; lavori che il Comune di Varese, inopinatamente, fece cancellare dai suoi spazzini accollando ai cittadini le spese di pulitura». Tale operazione tendeva a spingere le autorità a chiudere al traffico automobilistico il centro storico, cosa che poi avvenne.

In tale clima, con la mente rivolta a un futuro decisamente migliore, nasceva la “Associazione Liberi Artisti della Provincia di Varese”. Che il futuro dovesse essere migliore lo diceva Giorgio Pillon su “La Prealpina” del 3 gennaio 1977, così nel titolo: “Come si vivrà alla fine di questo strano secolo”. «Nei prossimi venticinque anni l’automazione sarà estesa a tutti i settori della vita e i computers segneranno il ritmo del nostro sviluppo. Nel Duemila saremo in piena era nucleare. Ci saranno servizi sociali più efficienti, meno beni individuali».

Ma come nacque questa nuova associazione? Silvio Zanella e Marcello Morandini all’inizio del 1976 avevano avuto più di un colloquio con Giuseppe Montanari, il personaggio più importante del “Circolo degli Artisti”; l’intento era di verificare la possibilità di non fondare un’altra associazione, ma di confluire loro stessi, con i molti artisti che rappresentavano, in questo già esistente “Circolo” al fine soprattutto di dare alla nuova associazione un nuovo modus operandi che mirasse – sono parole di Silvio Zanella – «a superare il vecchio limite di gruppo o di circolo, che organizzava soltanto conferenze e mostre, per inserirsi più profondamente nel tessuto sociale». L’operazione non andò in porto fors’anche per la morte, avvenuta il 15 aprile 1976, di Giuseppe Montanari.

Ne sortì, di conseguenza, che quella via maestra auspicata da Zanella e Morandini si biforcasse in due tronconi. Si legge, infatti, a pagina 13 de “Il Giornale” del 10 aprile 1977 in un’unica impaginazione quanto segue: «Di recentissima costituzione il Circolo Artisti ‘77 di Varese tiene la sua prima mostra collettiva alla Galleria Ghiggini di Varese dal 26 marzo al 10 aprile 1977. Presidente del Circolo è Angelo Coralli, segretario Giuliano Fidanza». A lato: «Di recente costituzione l’Associazione Liberi Artisti della Provincia di Varese tiene la sua prima mostra alla Galleria della Piazza dal 2 al 24 aprile. Presidente dell’Associazione è Silvio Zanella; Segretario Oreste Quattrini». Sotto i due testi i nominativi dei rispettivi soci fondatori, il cui elenco è riportato in altra pagina di questo catalogo; sopra i rispettivi loghi. Alea iacta est, dunque, per la nuova associazione, nata ufficialmente il 9 settembre 1976, che trovò, anche per merito del pittore Giovanni Moroni, nell’Associazione Artigiani un partner ben disponibile alla collaborazione e a garantire degna ospitalità alla “Liberi Artisti”. Scriveva tra l’altro Mario Ravizzoli su La Prealpina del 16 aprile 1977: «Su questa intima connessione e collaborazione tra l’Associazione Liberi Artisti e l’Associazione Artigiani della provincia di Varese, prontamente recepita dal presidente provinciale di quest’ultima, comm. Turri, nasce il felice connubio che deve saldare il momento espressivo proprio dell’artista (pittore, scultore, scrittore, stilista, ecc.) che crea o recepisce il messaggio culturale del momento e la realizzazione concreta attraverso l’opera intelligente dell’artigiano». Nello stesso giorno, 16 aprile, alle ore 17, presso la Galleria della Piazza, ebbe luogo l’incontro tra gli artisti espositori e gli artigiani operanti nel settore artistico (ceramisti, fabbri, orafi, incisori) per mettere a punto – come scriveva il Presidente dell’Associazione Artigiani Giannino Turri – «[…] la già avviata e proficua collaborazione tra espressioni artistiche e l’artigianato, che si qualificherà maggiormente nei prossimi mesi in occasione di specifici convegni di settore».

Nello stesso 1977 furono allestite altre tre esposizioni: a Busto Arsizio alla Galleria Italiana Arte, a Laveno Mombello nel Palazzo Perabò e a Gallarate nella Parrocchia di S. Alessandro; nel 1978 a Gallarate alla Civica Galleria d’Arte Moderna. Col vento in poppa si giunse l’anno dopo, 1979, alla prima mostra itinerante. Perché itinerante? Per la precisa volontà di espandere il prodotto artistico, di farlo conoscere ovunque. Quarantotto erano gli artisti, e la mostra si spostò, nel corso di due anni, in molti comuni: Varese, Daverio, Castiglione Olona, Ispra, Laveno Mombello, Angera, Sesto Calende, Somma Lombardo, Saronno, Busto Arsizio, Luino, Travedona Monate, Gallarate e terminando nell’ottobre del 1980 a Verano Brianza. Nel ricco catalogo (con foto di tutti gli artisti e di diverse loro opere) i testi di Silvio Zanella, Giannino Turri e Giancarlo Vigorelli; in appendice lo Statuto dell’Associazione (approvato dai soci il 13 novembre 1976 nelle sale della Civica Galleria d’Arte Moderna di Gallarate) e “i primi quattro documenti diffusi agli organismi interessati, per avviare un discorso chiarificatore su alcuni aspetti di costume sociale che, pur marginali all’arte, incidono sensibilmente sulla vita di ogni artista”. Detti documenti sono relativi a: il primo, Mostre collettive, rassegne, premi, concorsi, indetti da Enti Pubblici e Associazioni Culturali; il secondo, In merito alla Legge del 29 luglio 1949, n. 717. Norme per l’arte negli edifici pubblici; il terzo, In merito ai riconoscimenti assegnati a pittori, scultori, grafici e operatori estetici da parte di Accademie ed Enti vari; il quarto, Appendice al documento n.1 relativo alle mostre collettive, rassegne, premi, concorsi.

Ma la caratteristica peculiare, sicuramente innovativa, di questa mostra fu il formato delle opere: tutte cm 35×35. Una dimensione imposta dal direttivo – accettata anche con qualche mugugno, ma vincente – che si prefiggeva il contenimento del prezzo dell’opera d’arte favorendone, vorrei dire “istigandone” l’acquisto. In definitiva, un atto “funzionale” di stimolo al collezionismo. Diceva, tra l’altro, sul catalogo Giancarlo Vigorelli: «Dunque, l’artista scende dal piedestallo e va, di città in città, di paese in paese, incontro alla gente. E la gente andrà incontro agli artisti? […] L’Arte non abbassa né l’artista né assolutamente l’amatore dell’arte: l’Arte vera innalza sempre…». E sempre bravissimo fu l’amico Vigorelli!

Purtroppo negli anni Ottanta il vento cambiò rotta e divenne bufera: infatti, dopo la collettiva di ventitre artisti dell’Associazione ai Musei Civici di Villa Mirabello nell’autunno del 1981, una grave malattia colpì il presidente Zanella. Furono per l’Associazione anni bui, con il crollo di tutte le belle intenzioni. Un silenzio totale, drammatico. Un buio però illuminato a Varese dall’impegno attivo ed entusiasta di Salvatore Caminiti, Assessore alla Cultura dal 1980 al 1987. In quest’arco di tempo molte furono le mostre importanti al Civico Museo di Villa Mirabello (direttore Silvano Colombo), per esempio: quella di Francesco Cairo, di Renato Guttuso, di Lucio Fontana, de Le strutture della visualità, di Dostojevski e la sua epoca, eccetera, eccetera; un personaggio, il Caminiti, scomparso a soli cinquantasette anni nel 1994 e per il quale Marcello Morandini, vice Presidente della Associazione, si sentì in dovere di scrivere su “La Prealpina”, in tale triste circostanza, queste commosse righe: «Caro Salvatore, a nome di tutti gli artisti che ti hanno conosciuto e stimato ti ringrazio molto per tutto ciò che hai fatto e ottenuto per la cultura e per il nostro lavoro, lottando contro ogni tipo di ostacolo. Rimarrai per sempre nel nostro ricordo e nel nostro lavoro per essere stato infaticabile, generoso e insostituibile amico».

Ritorno agli anni Ottanta della nostra Associazione per ricordare che la ripresa iniziò alla fine del decennio per volontà del tenace Silvio Zanella, abbastanza rimessosi, e di alcuni soci (Liliana Bianchi, Piera Buttinoni, Enrico Fazzini, Luigi Marengo, Virginio Mazzucchelli e Paolo Viganò) che convocarono per il 3 giugno 1989 una assemblea straordinaria per decidere il da farsi. L’oggetto della discussione era chiaro: “Chiudiamo tutto o andiamo avanti?”. Tutti i soci si trovarono d’accordo sull’andare avanti. Coraggio, entusiasmo, una nuova programmazione e l’aumento del numero dei soci si presentarono come le condizioni essenziali per ottenere i risultati auspicati. Ma, come sempre, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare; tant’è che si dovette attendere altre due assemblee per iniziare l’attività. La prima nel 1996: presenti soci vecchi e nuovi, si elesse il nuovo Consiglio Direttivo e all’unanimità si confermò alla presidenza Silvio Zanella. La seconda, nel 1997: i cinquantotto soci presenti approvarono alcune modifiche allo Statuto (rogato poi nel 2001 dal notaio Mario Lainati) al fine di poter riprendere le attività operative. E il primo risultato fu immediato: dopo tre mesi e mezzo ecco l’allestimento della mostra alla Civica Galleria d’Arte Moderna di Gallarate in compagnia del “Circolo degli Artisti”. Il titolo dell’avvenimento suonava proprio così: “Due associazioni d’Arte della Provincia di Varese”. Un fatto eccezionale, non un confronto ma un incontro tra tanti artisti locali e, soprattutto, una sinergia delle due associazioni a sostegno del programma di divulgazione dell’Arte in ogni dove, con dibattito aperto sull’interessante tema “L’Arte e l’artista nella società moderna”. Era infatti molto chiaro al Presidente dell’Associazione Silvio Zanella che la sensibilità verso l’arte negli ultimi decenni, sia in Italia che in tutta Europa, era cresciuta “imperiosa e dilagante”, perché gli uomini contemporanei – scriveva il Presidente – «sentono il bisogno di godere dei riflessi che l’arte manifesta nella vita pratica di tutti i giorni».

Nel giugno del 1999 nacque “l’Articolo”, il periodico dell’Associazione a carattere monografico che ebbe nove uscite, sino al 2005. Vi scrissero in molti, artisti, critici e amanti dell’arte. Poi, nel 2000, partì (è proprio il caso d’usare questo verbo) la “Mostra itinerante per la conoscenza e la diffusione dell’Arte Contemporanea nella Provincia di Varese”: da Arcumeggia (Bottega del Pittore) ad Arsago Seprio (Museo Archeologico), Brunello (Chiesa di S. Maria Annunciata), Angera (Sala Consiliare), Cadegliano Viconago (Chiesa di S. Antonio Abate), Gallarate (Università del Melo), Cassano Magnago (S. Maria del Cerro) e di nuovo a Gallarate, sempre alla Università del Melo, in due tempi, ognuno con tema diverso. Questa mostra itinerante terminò nel 2004 e si presentò al pubblico divisa in arte iconica e arte aniconica «al fine – scrisse Zanella in catalogo – di rendere meno traumatica la contemplazione contemporanea di arte figurativa e non figurativa, astratta, informale, minimale o di altra natura».

Ma il 23 giugno 2003, circa sei mesi prima della succitata seconda mostra all’Università del Melo, morì Silvio Zanella; aveva ottantaquattro anni, oltre sessanta dei quali dedicati all’Arte come artista egli stesso e come organizzatore; e proprio anche a lui va grande merito per l’istituzione, nel 1950, del Premio Città di Gallarate, determinante per la costituzione della Civica Galleria d’Arte Moderna. Nel 2000 Erika La Rosa, nella sua tesi di laurea “Nascita ed evoluzione del Premio Nazionale Città di Gallarate-1950/1997”, della eccezionale personalità di Silvio Zanella così scrisse: «Egli ha fatto partecipi gli altri non solo con la sua opera artistica, ma anche come operatore culturale, stimolatore di iniziative artistiche, consigliere disinteressato di colleghi e amici ed infine cittadino esemplare. […] Quello che colpisce in lui fin dal primo incontro è la vitalità prorompente, assolutamente straordinaria. […] Parla volentieri d’arte, ma non della sua arte; discorre di buon grado di pittura, ma non della sua pittura; interviene con grande competenza sui vari movimenti artistici italiani e stranieri, ma nulla accenna alla sua personale ricerca formale e concettuale. Tutto ciò costituisce, a ben vedere, un fatto straordinario». Ritratto ineccepibile di un uomo che sempre s’attivò per gli altri, intesi come singoli o società. Perciò dalla sua morte nessun trauma derivò all’Associazione: Silvio Zanella aveva già espresso “l’auspicio e il desiderio che la presidenza dell’Associazione Liberi Artisti della Provincia di Varese venisse assunta da un artista di chiara fama nazionale e internazionale”: Marcello Morandini. L’assemblea ratificò all’unanimità il desiderio di Zanella il 19 ottobre 2003 e l’attività dell’Associazione, come dianzi specificato, continuò. L’immediata programmazione dopo la seconda mostra itinerante fu “Arte e Collezionismo”. La prima edizione partì nel settembre 2004 dal Chiostro di Voltorre per giungere a Saronno (Sala Nevera di Casa Morandi) nel settembre del 2005 dopo le fermate a Luino (Palazzo Verbania), a Tradate (Villa Ruffini) sempre con opere di formato cm 25×25 e tutte in vendita al medesimo prezzo; proseguì poi a Castellanza (Villa Pomini) con “Tondi in ceramica per un Museo”, e, infine, nel novembre 2005, a Varese (Liceo Artistico A. Frattini) con “Trenta acqueforti in sette cartelle” e ancora a Varese (Villa Mirabello) con “Varese Incomune” verso la fine di settembre 2006. Sul catalogo di “Arte e Collezionismo” la presentazione di Marcello Morandini precisava, tra l’altro, tre punti fondamentali: «[…] il primo è una doverosa verifica di confronto e conoscenza, fisica e professionale, dei molti componenti l’associazione; il secondo punto è proprio il tema e il titolo di questo catalogo e della mostra, Arte e Collezionismo; il terzo è quello economico operativo legato al successo di questa nostra proposta, dove una buona percentuale delle future vendite sarà destinato alla concretizzazione dei programmi culturali che in parte la nostra associazione si è già prefissata».

Desidero qui fare una precisazione sulla mostra “Varese Incomune”: un progetto che vide la partecipazione, oltre quella degli artisti dell’Associazione, di ben dieci fotografi professionisti:  Vincent Berg, Alberto Bortoluzzi, Mario Chiodetti, Gianni Ilardo, Marco Introini, Alberto Lavit, Carlo Meazza, Andrea Piacquadio, Riccardo Ranza, Paolo Zanzi.

Un’integrazione artistico-professionale interessante che il Presidente Morandini citò in catalogo come «esempio di partecipazione a un’emozione collettiva, a un richiamo di esistenza professionale, a un confronto palpitante per mezzo di immagini della nostra città, non come pretesto, ma come occasione di una verifica critica personale, non quindi un compito, ma un valore»; e che stimolò Ettore Ceriani e Riccardo Prina, il primo a dire che «l’iniziativa dell’Associazione Liberi Artisti della Provincia di Varese di promuovere una mostra articolata fra realtà-fotografia-pittura evidenzia una propria consistenza non solo artistica, ma anche culturale, in quanto si presta – attraverso le diverse fasi operative – a una lettura approfondita di una presenza urbana complessa come quella di Varese»; il secondo a sostenere l’auspicio che: «non solo da una connessione di questo tipo possa essere nato tra gli artisti stessi una Discussione, ma che nella cultura stessa della città e di questa provincia possa sentirsi levare da più parti qualche brusio destinato a farsi voce».

2007. Trent’anni, dunque, passati con tanti ricordi che rappresentano oggi il supporto inossidabile per la continuazione. Marcello Morandini ne è consapevole; e ne sono certamente consapevoli anche gli oltre ottanta soci attuali. Andare avanti su quella via maestra che il molto compianto Silvio Zanella aveva tracciato è e sarà spesso faticoso, una strada in salita. Ma si sa: la vetta è sempre in alto e la gioia di raggiungerla è immensa. Io non faccio pronostici, io registro. E già nelle mie carte c’è l’informazione della seconda edizione di “Arte e Collezionismo”, a Castiglione Olona (Castello di Monteruzzo, marzo 2007) e a Cassano Magnago (Villa Oliva, ottobre – novembre dello stesso anno). Opere con formato di cm. 25×25, eccetera eccetera: è il segnale del vento in poppa. La vela è gonfia, si va! La parola d’ordine è mai mollare. Lo insegna a tutti i suoi colleghi il decano dell’Associazione, l’artista per eccellenza della Provincia nostra, il novantacinquenne Aldo Alberti di Busto Arsizio, sempre in continua lucida attività; socio fondatore, presente dal 1977 a tutte le riunioni dell’Associazione, disponibile verso chiunque con consigli e suggerimenti, ancor oggi mai rinuncia a confrontarsi con i grandi artisti del passato (specialmente i “suoi” Masaccio, Piero della Francesca, Paolo Uccello, Sironi, Becon e anche Picasso) per costruirsi il suo futuro.

Una rarità? Può essere, ma certamente da imitare.

LUIGI PIATTI – Storico dell’Arte Varesina